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alpe colma albero caduto

VIGEZZO- 12-06-2022-- Una gita in parte “avventurosa”, camminando, cioè, su sentieri molto teorici. A volte va anche bene, soprattutto se si è supportati dalla tecnologia e da amici esperti, che si nutrono da decenni di pane e montagna. Siamo ai confini con il Canton Ticino, nella parte più orientale della Valle Vigezzo.

GITA N. 78 O 24 Monte La Cavallina – Alpe Colma

APRILE 2022

Dislivello: 1120 m. Tempo: 5 h 20’. Sviluppo: 13,3 km.

Ritrovo all’imbocco della Val Vigezzo e consueto caffè al bar Orso Bianco di Craveggia. Proseguiamo per Olgia, 810, frazione di Re al confine con le Centovalli ticinesi.

Oggi adottiamo il 2 – 4 - 1, ovvero la formula della doppia badante con medico di turno. Fra i quattro anziani “badati” spicca l’assenza dell’ex alpinista acciaccato. Ancora una bella giornata, con sole un po’ velato e caldo quasi estivo. Parcheggiamo all’ingresso del paese ed osserviamo, nella piazzetta della chiesa, la targa in onore di Giuseppe Mazzini, che sostò qui nel 1834 sulla strada dell’esilio.

Il sentiero salirebbe dal centro del paese, ma è chiuso per un cantiere ed allora passiamo oltre il piccolo cimitero e saliamo a sinistra nei prati fino a incrociare la mulattiera/sentiero. All’Alpe Branzona ammiriamo dei bellissimi cavalli. Dopo mezz’ora siamo all’Alpe Caviano, 1040.

Di qui passa la strada, in parte asfaltata, che inizia fra Dissimo e Olgia e sale fino alla cappella del 2010 a quota 1215, che si trova ai piedi della dorsale sud del monte La Cavallina. Scende poi a Monte Rotondo di Dissimo dove, attualmente, termina. Sopra Caviano seguiamo questa strada fino al primo tornante. Qui imbocchiamo una pista sterrata sulla destra che si trasforma subito in stretto e avventuroso sentiero, con saliscendi, indicato correttamente sulla cartina come “non segnato”. Le solite antipatiche foglie di faggio e una certa esposizione inducono alla prudenza. Siamo in fase di esplorazione, come piace alla guida odierna.

Dopo tre quarti d’ora ed una leggera perdita di quota  siamo ai ruderi dell’Alpe Cima, 1084. Il sentiero scompare e saliamo in presa quasi diretta nel bosco, faticosamente, supportati solo dalla tecnologia. Ci portiamo sulla dorsale occidentale del Monte La Cavallina, dove diminuiscono sia la pendenza che lo spessore dello strato di foglie ed il nostro incedere torna ad assumere  una parvenza  di umanità. In questo spettacolare bosco i faggi sono letteralmente “a grappoli”.

Dopo un’ora siamo in vetta al monte La Cavallina, 1504. Viriamo in direzione nord e raggiungiamo il punto più alto del crinale a quota 1578. Troviamo finalmente una traccia non segnata sulla quale ci abbassiamo di un centinaio di metri per poi risalire, lungo i prati, all’Alpe Rovina di Sopra, 1516. In conformità al periodo siccitoso, alla bella fontana incavata nel legno resta solo un filo d’acqua a mantenere allegre due socievoli rane che si lasciano fotografare.

Qui il sentiero M41 esiste veramente ed è ben segnato, non solo sui cartelli indicatori, e sale fino al bivio per l’Alpe Colma e l’Alpe Caneto. Teniamo la destra e passiamo su M41a che ci porta alla Bocchetta di Cortaccio, 1674 (quasi un’ora dal Monte La Cavallina). Lì vicino c’è una baita e, al riparo dall’arietta fresca, finalmente si mangia. Per facilitare la digestione gli amici mai stanchi suggeriscono di tornare alla Bocchetta di Cortaccio e salire, in direzione ovest, all’Alpe Colma, 1720. E’ tardi e qualcuno, come me, è un po’ stanco: la Cima di Caneto può attendere.

Lungo il sentiero M41 ridiscendiamo direttamente all’Alpe Rovina di Sopra e proseguiamo verso Dissimo, fino all’area attrezzata di Monte Rotondo, 1165 (poco più di un’ora e un quarto dalla pausa pranzo). Speravo di non salire più, ma mi tocca ancora. Qui arriva la strada di cui scrivevo all’inizio.

La percorriamo in salita fino a quota 1215, dove si trova una cappella del 2010, e poi in discesa fino a chiudere il lunghissimo anello odierno al tornante da cui parte il sentiero del mattino per l’Alpe Cima. Dopo meno di un’ora, passando dagli alpi Caviano e Branzona, siamo al parcheggio di Olgia. Il caldo estivo di oggi giustifica ampiamente la birra che chiude in bellezza la giornata.

Gianpaolo Fabbri      

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