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alpe vallescia fabbri

TRASQUERA- 09-01-2022-- Le scariche di adrenalina durante il transito in auto sul mitico “Ponte del Diavolo, prima di arrivare a Bugliaga, lasciano posto a una grande pace interiore quando si comincia a camminare su questi splendidi pendii, immersi nei colori dell’autunno. Peccato che anche qui nuove strade cerchino di far rinascere la montagna! Ai tempi dei nostri vecchi di strade non ce n’erano e la montagna era molto più viva di adesso.

GITA N. 56  PASSO DELLE POSSETTE

OTTOBRE 2021

Dislivello: 1050 m. Sviluppo: 13 km. Tempo: 5 h 30’

Le previsioni meteorologiche, questa volta corrette, ci inducono ad andare di mercoledì perché, finalmente, giovedì arriverà un po’ di pioggia. Alla faccia di chi vorrebbe sempre il sole e la conseguente siccità. Posteggiamo presso la chiesa di Bugliaga, 1314, dopo aver superato il famigerato Ponte del Diavolo, non l’unico in Ossola con questo nome, ma certamente il più conosciuto. Il sole è leggermente velato, ma è l’ennesima gran giornata in questo autunno troppo bello. E’ attesa qualche nuvola nel pomeriggio.

Sei anziani, fra i quali un accompagnatore taroccato, sono gestiti da una forte signora. E rientra nei ranghi la piccola Asia. Ci avviamo lungo la strada, inizialmente asfaltata, seguendo i cartelli indicatori. Poco dopo incontriamo una pista, presumo agro silvo pastorale, in costruzione, la cui committente è l’Associazione Rinascita Alpeggi.

Una volta gli alpeggi erano molto più vivi di adesso e le strade non c’erano. O mi confondo? La pista sale in direzione dell’Alpe Lavazza, ma sicuramente non si fermerà lì: finché c’è salita c’è speranza! Torniamo ad immergerci nei colori dell’autunno lungo il sentiero evidente e piuttosto ripido, ad alto rendimento. Cominciano a farsi vedere l’Andolla, il Fletschorn, i quattromila del Sempione, lo smog a fondovalle. E per tutto il giorno attraverseremo boschi di larici spettacolari. Passiamo dall’Alpe Casalavera, 1549, e dall’Alpe Orzalina, 1696.

Questi nomi ci ricordano i pendii del Moncucco, la montagna di Domo e Villa. Dopo poco più di un’ora siamo all’Alpe Ciusur, 1855, e ci viene concessa la prima breve pausa. Lo stesso all’Alpe Ciampalbino, 1920, dove stanno costruendo e dove ci gustiamo il panorama superbo. Riprendiamo la salita e, più in alto, notiamo sopra di noi una roccia chiara sulla quale spicca una macchia scura che, osservata con attenzione, assomiglia stranamente ad una donna che beve il caffè.  Dopo meno di un’ora sbuchiamo sul pianoro che porterebbe in breve al Passo delle Possette, 2179, e ci compare davanti anche il Monte Leone sporcato da neve recente.

Che meraviglia! Finalmente una pausa seria (sette – otto minuti)! Non proseguiamo verso il passo e viriamo subito a sinistra lungo una traccia che sale dolcemente, restando sul versante della Val Cairasca. Dopo pochi minuti viriamo a sinistra (sud) e un breve strappo lungo il sentiero F32a, che sale dall’Alpe I Pianezzoni, ci porta al Passo dei Gialit (2250 circa) (venti minuti).. Siamo sulla cresta che separa Val Cairasca e Val Divedro. Questo è il punto più alto dell’escursione odierna.

Adesso siamo sull’AVD (Alta Via della Val Divedro) e ci dirigiamo a sud ovest in leggera discesa, passando in prossimità di una piccola croce che ricorda la tragedia di un ragazzo di poco più di trent’anni, nel 1969. Dopo meno di tre quarti d’ora raggiungiamo l’Alpe Camoscella, 2111, e pranziamo. Siamo ancora al sole mentre a meridione si addensano le nuvole e dal fondovalle sale la nebbia. Di fronte al nostro alpeggio il Pizzo Pioltone, anche lui Camoscellahorn. Saranno parenti. La pausa è breve e, in poco più di un quarto d’ora, sempre diretti a sud ovest, arriviamo al bellissimo alpeggio di Vallescia, 2063. Qui invertiamo la rotta verso oriente e lungo il sentiero TM (Tour dei Minerali) ci dirigiamo verso l’Alpe Lavazza e Bugliaga.

Siamo nuovamente immersi in un bellissimo lariceto. Scendiamo dolcemente fino ad un bivio. In piano si andrebbe a Lavazza. Noi teniamo la destra e continuiamo la discesa, tornando sull’AVD, in direzione di Cima ai Campi. Il passo è tranquillo perché alle nuvole si alterna spesso il sole e siamo in ottimo orario.

Passiamo dall’Alpe La Balma, 1570, e, poco dopo, ecco Cima ai Campi, 1386 (un’ora e mezza da Vallescia). Scendiamo alla strada sterrata che, tenendo la destra, ci porta a Bugliaga Dentro, 1336, dove il nostro medico di servizio saluta degli amici. Lungo la strada rientriamo a Bugliaga, passando dal “Palazzo” con il suo massiccio paravalanghe aldilà della strada.

Recuperando qualche decina di metri di dislivello fra strada e scorciatoia, risaliamo alle auto (tre quarti d’ora), dove una gentile signora ci scambia per cacciatori (è mercoledì). Ci mancano solo il fucile e il coraggio di sparare. Dopo la piacevole chiacchierata caliamo a valle, superando il cantiere dei lavori per rinforzare la strada presso il Ponte del Diavolo, e a casa di un amico brindiamo alle bellezze dell’alta Val Divedro.

Gianpaolo Fabbri

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