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fortino militare dosso fabbri

BOGNANCO- 01-01-2021--  Lo sviluppo modesto di questa camminata su un dislivello di quasi mille metri ci permette di parlare di escursione breve, ma “intensa”, quasi sempre in presa diretta e con le “ridotte” inserite. Percorsi di ogni tipo e panorami indescrivibili: questa è l’alta Val Bognanco.

GITA N. 55 O 24 COSTA DEL DOSSO

OTTOBRE 2021

Dislivello: 930 m. Sviluppo: 8.5 km. Tempo: 4 h 30’

Record di presenze per i Murmäta. Dieci anziani ed un quasi giovane sono accompagnati oggi da due esperte signore e da una giovane, bella e forte signorina, che svolge la professione più adatta all’età media del gruppo: infermiera professionale. Lo staff medico sanitario è completato da un altro infermiere professionale e da tre esperti medici: sembra una gita sociale dell’ASL  VCO. Siamo in una botte di ferro in questa splendida giornata autunnale, senza nuvole e con una fresca temperatura ideale per camminare.

Dopo mesi di “nonnismo” e di mal di schiena c’è anche un graditissimo rientro nei ranghi. Parcheggiamo nel grande piazzale di San Bernardo, 1630, e ci avviamo con calma. I miei amici sono tutti abituati ad accelerare soltanto sul ripido ed io a chiudere la fila, non per fare la “scopa”, ma perché non riesco più a tenere il loro passo. Lungo la gippabile scendiamo al ponte sul rio Rasiga, 1600, attraversiamo e risaliamo al primo tornante.

Qui, tenendo la destra, imbocchiamo il sentiero evidente e, al primo bivio, ancora nel bosco, puntiamo a nord (sinistra), raggiungendo i prati dell'Alpe Paione, 1780, in poco più di mezz’ora. Superato il rifugio (privato e chiuso), attraversiamo la strada e teniamo la destra. Subito incontriamo il sentiero, sempre ben segnato, che sale (sinistra) verso i fortini militari e la Costa del Dosso. Un primo tratto nello splendido bosco di larici e, a quota 1900, raggiungiamo il primo fortino militare in una zona di grandi pietraie. In tutto sono quattro, sormontati da un posto di comando.

I fortini vennero realizzati per l’addestramento degli Alpini del Battaglione Intra nel periodo intercorso tra le due guerre. Sono stati completamente restaurati nel giugno 2021 dagli Alpini di Domodossola e Bognanco. Grandi persone che lasciano sempre il segno, nel vero senso della parola.

Oltre le pietraie, dopo un breve test di sopravvivenza in mezzo ai rododendri per chiarirsi le idee sul sentiero da seguire, raggiungiamo le ripide praterie della Costa del Dosso e, a quota 2200, ci permettiamo una rapida colazione in piedi. Questi hanno sempre fretta, soprattutto quando fa il passo un anziano ex alpinista acciaccato e scarsamente allenato (solo due o tre “sortite” alla settimana).

Mi dovrò cercare un gruppo più anziano, ma non è facile. Un’ora dall’Alpe Paione. Il quasi giovane torna sui suoi passi per un problema alla caviglia, mentre gli anziani, come immaginavo, accelerano sul pendio sempre più ripido e io li seguo …. col pensiero. Finiscono i prati dopo tre quarti d’ora ed accediamo alla piodata finale attraverso una spettacolare scanalatura fra due strati di solido granito. Il terreno è ripido, ma la roccia perfettamente asciugata dal sole esalta la buona aderenza dei nostri scarponi e non ci sono problemi.

Capiamo perché le calzature non adatte sono la principale causa di incidenti in montagna: i fungiat della domenica ce lo insegnano. In dieci minuti sono (gli altri, io dopo qualche minuto) all’ometto di vetta della Costa del Dosso, 2487. Ad oriente i tre Laghi di Paione, ad occidente il Lago di Agro, che qualcuno chiama di Arza, e la grande conca che porta al Monscera. E si vede proprio tutto, compresi i quattromila fino al Rosa. Purtroppo si vede anche la cappa dello smog che respiriamo a valle ogni giorno.

La maggioranza decide di pranzare in vetta, godendosi il panorama e quella sensazione di vuoto intorno che a nessuno dà fastidio. Nel frattempo il quasi giovane ha cambiato idea, la caviglia si è assestata e ci raggiunge, per la gioia della sua dolce metà in trepida attesa. Lungo lo stesso percorso torniamo alle auto in due ore e chiudiamo la giornata in bellezza in quel di Graniga.

Gianpaolo Fabbri

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