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DOMODOSSOLA - 29-11-2021 - Museo Immaginario – L'Ecole des Italiens tornano a proporre da Sali & Pistacchi in Piazza Mercato; una nuova selezione di opere del progetto artistico "Take Care - 160 artisti per una mascherina" a cura di Federico Piccari e realizzato per la Fondazione 107 di Torino. Da sabato 30 ottobre le opere di quattro artisti (Frenzy, Luigi Stoisa, Thomas Lange e Lara Nickel) sono state esposte a Domodossola, a partire da martedì 30, per quindici giorni saranno invece in mostra nel locale di piazza Mercato i lavori di: Federico Piccari, Saltanat Tashimova, Du Jiaming e Laura Manx.
Spiegano gli organizzatori: “Il Take Care Project vuole essere una metafora dei nostri tempi di cui evidenzia alcuni elementi caratterizzanti: la mascherina, l’oggetto su cui gli artisti hanno lavorato - un foglio bianco per scrivere la loro esperienza in tempo di pandemia. Il prendersi cura attraverso l’invito in un sistema a cascata. L’elemento democratico della partecipazione dove ogni artista o curatore è stato libero di invitare chi riteneva. La votazione, avvenuta via internet sul sito di fondazione 107 che ha evidenziato il potere dei social e la forza comunicativa individuale di ogni artista partecipante al progetto.
Take Care, prendersi cura, è la parola d’ordine e l’insegnamento che dovrebbe esserci rimasto impresso sulla pelle dopo le prime ondate della pandemia, l’epidemia asiatica che ha travolto le nostre vite e dato inizio a una nuova era. Prendersi cura degli altri, di chi è più debole e ne ha più necessità in una società che da troppo tempo ha esaltato il benessere individuale a scapito di un sano principio di comunità.
Il Covid19 ha trasformato le nostre vite, ha spostato gli equilibri del potere economico tra le nazioni e i continenti, ha aumentato le divergenze tra le classi sociali, ha creato un solco tra lavoratori tutelati e non, ha mutato la nostra visione del mondo e al di sopra di tutto ci ha tolto la sicurezza e la libertà, facendoci percepire quanto siamo fragili.
La pandemia ha inoculato in noi un veleno pericoloso che è la diffidenza verso i nostri simili, ha cancellato il gesto tipicamente occidentale di stringersi la mano, di abbracciarsi, di intessere relazioni, di esplorare altri mondi. Ci ha isolati in un bozzolo nella cui area è vietato l’accesso, amplificando la condizione di emarginazione di un percorso a cui i mezzi tecnologici ci avevano già avviato.
Nelle 160 mascherine esposte gli artisti hanno espresso sentimenti contrastanti: chi ha trasformato la mascherina in un ex-voto, chi nel desiderio di un prato, chi in una scultura impossibile da indossare, chi in un messaggio scritto, chi in un incontro tra popoli, chi in una barriera di spine, chi in una forma di protesta e chi in un’amaca pronta a cullarvi”.