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coquinaria rocco cento

ALTO PIEMONTE- 13-11-2021-- Nei primi giorni di ottobre è uscito per i tipi Mnamon l’ultimo romanzo di Rocco Cento “Coquinaria”. Cercando di capire il contenuto di questo romanzo abbiamo sentito l’autore che ci ha spiegato che si tratta di un libro di cucina, facendo seguito alla sua esperienza professionale nel settore, dopo una vita dedicata all’arte culinaria.

 

Come si può dedurre dal titolo, Coquinaria è un libro di cucina che parla del mestiere del cuoco e delle cose inerenti a questo mestiere. Lo ha scritto in Francia, dove ha lavorato per lungo tempo, a seguito della lettura in lingua de “La peste” di Camus. L’antefatto, di molti anni precedente alla stesura del testo, che poi dà nome al libro, è la lettura de il “De re coquinaria” di Marco Gavio Apicio, autore latino del II secolo d.C.

In questo prezioso “ricettario”, suddiviso in 10 libri, con titoli in greco, Apicio ci trasmette il sapere culinario dell’antica Roma. Si tratta del primo trattato di cucina occidentale a noi pervenuto. Su questo modello, Rocco Cento traccia la struttura del suo romanzo, aggiungendo 2 capitoli o “libri” rispetto l’originale.

 

Nel romanzo di Cento, che spazia in una panoramica che comprende le inevitabili “contaminazioni” delle varie cucine etniche, ormai entrate nella cucina internazionale e nazionale, sia per tecnica sia per “prodotti”, compreso il Thai carving (arte della scultura degli alimenti quali frutti e verdure), le “riflessioni” del protagonista nella sua esperienza lavorativa, giungono ai limiti estremi della cucina, attraverso una velata meditazione dell’approccio dell’uomo al nutrimento (unico essere che prepara, cucina il proprio cibo), insieme ai riti che in alcune grandi tradizioni religiose, quali l’Islam e l’Ebraismo, come la macellazione rituale, Halāl per i Musulmani e per gli Ebrei Kasher (kosher secondo la pronuncia degli ebrei ashkenaziti). La stessa tendenza contemporanea, che per alcune religioni è certo antica, dell’alimentazione vegetariana e vegana, è messa sotto esame.    

 

Nel libro, che si può acquistare anche in versione online, e in versione audiobook letto dallo stesso Rocco Cento,  si fa cenno alla cucina etnica, fusion, molecolare e ancor prima “nouvelle” di critici quali Henri Gault e Christian Millau.

 

Alla domanda se si tratta di un’opera autobiografica, l’autore ha tenuto a precisare che di autobiografico c’è solo il mestiere e l’esperienza del cuoco, mentre i fatti narrati sono pura invenzione letteraria.
Abbiamo chiesto infine il perché di questo romanzo, la sua necessità. L’autore ha risposto negando una qualsivoglia necessità, se non il puro piacere letterario della narrazione, aggiungendo, tuttavia, che il testo non è affatto scontato, così come i risultati.

 

Per concludere ha voluto precisare che si tratta di una critica feroce della cucina del nostro tempo, delle mode culinarie e dei personaggi che le interpretano, insieme a una parodia del “noir”, del “giallo”, oggi talmente di facile profusione da renderlo inviso ai suoi occhi, come invise sono a lui i generi letterari.

È una storia radicale, nello stile dell’autore, che giunge ai limiti stessi della cucina, terminando con una festa collettiva dove per cibo, in questo caso, ci sono vittime, come sempre, come gli ortaggi, il prezzemolo, solo che in questo caso si tratta di esseri umani.

 

Un pasto cannibale conclude il libro, deflagrando in una festa del macabro, del grottesco, del mangiarsi e mangiare l’altro, come sempre avviene mediante gli strumenti di oppressione dell’individuo a partire dalla politica, dall’economia.

Il libro è anche un omaggio sentito e sincero alla città di Napoli.