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VCO- 07-11-2021-- Non avrei mai immaginato che questa sarebbe stata l’ultima mia gita con lo storico gruppo dei Trotapian, la numero 509 in diciassette anni. Tutte le cose belle finiscono e non serve a niente chiedersi il perché. Serve invece imparare sempre qualcosa in più. Da tutto e da tutti.

Quando le previsioni meteorologiche, che stai seguendo attentamente da una settimana, ti tradiscono brutalmente, cerchi di rimediare progettando una variante nuova quasi per tutti. E così approfondisci la conoscenza, mai sufficiente, della sempre stupenda alta Valle Antrona.

 

GITA N. 47  PASSO  ANDOLLA - VALLE  DEL  LORANCO

AGOSTO 2021

Dislivello: 1100 m. Tempo totale: 6 h 30 '. Sviluppo: 18 km.

Si parla, per il nostro odierno consueto giovedì “di lavoro”, di qualche nuvola mattutina seguita poi da sole pieno. Ma già al levar del sole, che oggi non si leva, qualcuno storce il naso temendo il peggio. E’ così che ci ritroviamo quasi all’alba alla diga di Cheggio, 1497, mentre più in alto, sopra i duemila, non si vede proprio niente.

 

La nostra locomotiva umana oggi ha stranamente accettato un passaggio in auto da Antrona: pensavamo che la salita a piedi fin qui gli servisse come riscaldamento. Siamo in dieci, con due signore: la nostra è una spedizione internazionale, quantomeno europea. Ci sono, infatti, due giovani francesi, cari amici e parenti di un nostro prestigioso socio da tempo inattivo. Aldilà della diga costeggiamo lungo la sponda meridionale il bacino dell’Alpe dei Cavalli sull’evidente sentiero.

 

Oltre il lago attraversiamo il torrente Loranco passando sulla sua sinistra orografica, superiamo l’Alpe Gabbio e raggiungiamo, dopo tre quarti d’ora, il bivio per l’Alpe Teste Inferiore. Dopo l’Alpe Piana Ronchelli, 1578, si comincia a salire dolcemente fino al bivio fra Rifugio Andolla e Alpe Campolamano. Teniamo la destra e iniziamo a salire seriamente. Più in alto entriamo nella nebbia e ci sembra inverosimile dopo le ottimistiche aspettative meteorologiche che avevamo. Dopo un’ora e un quarto andiamo quasi a sbattere il naso contro il Rifugio, 2061. Ci permettiamo un caffè e prenotiamo il pranzo ai nuovi coraggiosi gestori che hanno sfidato il Covid e la mancanza della storica teleferica, eliminata, non so se giustamente, in una guerra a colpi di burocrazia. Una delle signore rinuncia, demoralizzata dalla nebbia e da un po’ di fatica. Diretti a nord nella nebbia, sul sentiero della GTA fortunatamente ben segnato e molto ripido nell’ultimo tratto, saliamo in meno di un’ora al Passo Andolla, 2417. Il padrone di casa, il Pizzo Andolla, e i quattromila del Sempione li abbiamo ammirati in altre occasioni.

 

Oggi riusciamo a malapena a fotografare da vicino, quasi al buio, le nostre vecchie facce, per fortuna ringiovanite dai giovani d’Oltralpe. In quaranta minuti torniamo al rifugio e pranziamo ottimamente, con calma, mentre le nuvole si alzano un po’, consentendoci la vista del fondovalle, ma continuando a negarci le vette. Chi non è mai passato di qui se le guarderà sui libri. Per dare un senso al tour odierno ci concediamo il consueto anello, sia pure più breve del nostro standard.

 

Anche se non tutti sono d’accordo, la maggioranza opta per un’ispezione all’alta valle del Loranco, un percorso nuovo per quasi tutti. Sul sentiero GTA con breve salita iniziale e poi in dolce discesa verso sud ovest raggiungiamo in meno di tre quarti d’ora i ruderi dell’Alpe Camasco, 1967. Qui invertiamo decisamente la rotta verso nord est continuando la graduale discesa, mentre costeggiamo dall’alto il torrente Loranco.

 

All’Alpe Campolamano, 1721, dedichiamo un quarto d’ora al ponte tibetano lì nei pressi, dove, con più o meno esitazioni, proviamo l’ebbrezza di un vuoto di qualche metro sotto i piedi, con le dovute precauzioni. Dopo un’ora da Camasco chiudiamo l’anello odierno al bivio per il Rifugio Andolla. La strada è ancora lunga ed arriviamo alle auto in più di un’ora e un quarto. L’ora tarda fa saltare a qualcuno la necessaria reidratazione, mentre sprazzi di sole beffardi fanno capolino durante la discesa verso valle.

Gianpaolo Fabbri

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