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ANTRONA- 31-10-2021-- Il Pizzo Ciapè è una meta forse più conosciuta per l’impegnativa salita sci-alpinistica dagli alpeggi di Cama che per le escursioni estive. L’intero versante occidentale della montagna, verso Cheggio, è poco frequentato: ruderi di alpeggi e sentieri quasi abbandonati. Eravamo stati da queste parti sedici anni fa. Oltre ai sentieri, allora, erano in condizioni migliori anche le nostre anziane gambe. Un’altra gita avventurosa fuori dai percorsi battuti dagli escursionisti di agosto.

 

GITA N. 46   PIZZO  CIAPE'

AGOSTO 2021

Dislivello: 1050 m. Tempo totale: 6 h 15'. Sviluppo: 12,5 km.

Giornata splendida, ma con il caldo che ci segue anche sopra quota duemila. Siamo in nove con tre gentili signore, di quelle “toste”: capisco subito che oggi mi toccherà arrancare in coda al gruppo, pagando a caro prezzo due settimane di inattività e qualche giorno di ozio totale in riva al mare. Ci sono due esordienti ed un anziano ex alpinista che combatte la vecchiaia e i problemi fisici andando in montagna quasi tutti i giorni.

 

Alle 7.30, per prevenire un po’ le temperature africane previste per oggi, ci avviamo da Cheggio, 1474. Seguiamo il tragitto dello skilift, dove il nostro anziano ex alpinista diede negli anni scorsi il meglio di sé come istruttore di sci di giovani malcapitati. Proseguiamo sul sentiero evidente diretto a oriente verso il Passo del Fornalino.  All’Alpe Meri Superiore, più in alto, vediamo tante vacche al pascolo. Al primo bivio teniamo la destra e, verso sud, saliamo all’Alpe Meri Inferiore, 1745, per una prima breve pausa. Siamo ancora, fortunatamente, in ombra. Con tanti tornanti e dolce pendenza arriviamo a Cavallo di Ro, 1894, dove ci aspetta il caldo sole d’agosto. Fino a qui abbiamo camminato poco più di un’ora.

 

La sosta è d’obbligo perché il panorama è già incomparabile e, salendo, potrà solo migliorare. Weismiess, Andolla, spunta il Monte Rosa, laghi e tanto altro. Qui si potrebbe scendere di qualche decina di metri verso gli Alpi di Ro e seguire il sentiero (sempre che esista non solo sulla cartina) che risale il vallone del Riale del Sajont verso il Passo del Forneto e l’Alpe Pianello. La nostra guida di oggi ha, invece, una grande fiducia in noi e, senza perdere quota, ci fa attraversare in leggera salita, su una traccia stretta e antipatica, dei ripidissimi pratoni. Dopo quasi un’ora di grande attenzione e con un po’ di tensione, ormai fuori dall'odioso traverso, raggiungiamo i ruderi dell’Alpe Pianozza, 2000.

 

Ora siamo su tracce o presunte tali. Né le cartine né i sentieri sono più quelli di una volta. Poco più in alto ci concediamo una breve pausa. Sempre diretti ad oriente continuiamo ad attraversare verdi prati in dolce ascesa fino ad arrivare in prossimità del Passo del Forneto. Qui viriamo gradatamente a sud e ci abbassiamo di qualche decina di metri lungo un tratto di sentiero ripido e impervio, ma non esposto come l’antipatico traverso dopo Cavallo di Ro. Dall’alto ci osservano degli stambecchi, che un esperto cacciatore battezza subito “capre” (ma ci arriviamo anche noi) al suono dei loro campanacci. Cerchiamo di tenerci alti, sempre navigando a vista, fino a che non incrociamo una vaga traccia, che dovrebbe essere il sentiero C20.

 

Viriamo nuovamente a oriente, sinistra, e, su pendio sempre più ripido e “a occhio”, saliamo alla selletta (2350) alla cui destra, pochi metri più in alto, c’è l’ometto di vetta del Pizzo Ciapè (2394). Un’ora e mezza dall’Alpe Pianozza. Ci manca solo un tratto di facili roccette. Sedici anni fa, a novembre, eravamo qui in quattordici ed eravamo saliti tutti in vetta. Eravamo più giovani. Solo in tre salgono oggi. Prudenza, stanchezza, caldo, scarse motivazioni ci frenano un po’. Dopo la parziale conquista della vetta ci abbassiamo fino al pianoro sottostante (mezz’ora) e mettiamo qualcosa sotto i denti. Sempre con percorso libero, adesso verso occidente, ci abbassiamo agli ennesimi ruderi, quelli dell’Alpe Pianello Superiore, 2089. Di qui scendiamo in linea di massima pendenza su prati ripidi fino ad incrociare finalmente un sentiero degno di tal nome, SG (sentiero geologico) per la cartina, che collega gli Alpi di Cama con Cavallo di Ro.

 

Siamo quasi imbarazzati dal poter camminare rilassati e vedendo dove mettiamo i piedi. Teniamo la destra (ovest) e raggiungiamo i ruderi degli Alpi di Ro Superiori. Risaliamo per meno di cento metri e chiudiamo l’anello odierno a Cavallo di Ro (poco più di un’ora dalla pausa pranzo). Un’ora di tranquilla discesa ci riporta a Cheggio. Una birra fresca al Rifugio Città di Novara chiude in bellezza la faticosa e calda giornata.   

Gianpaolo Fabbri

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