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DRESSING UP guccione

VERBANIA - 28-09-2021 - Dalla galleria SpazioBigSantaMarta a Milano è approdata a Villa Giulia, dove rimarrà allestita sino al 2 ottobre, la mostra curata da Mattia Boffi degli scatti di Antonio Guccione, maestro internazionale della fotografia di moda che in "Dressing Up Milano" riprende gli abiti dei più importanti stilisti italiani realizzando un vero e propio omaggio al Made in Italy. 

In carriera Guccione ha immortalato le più importanti celebrità e ha realizzato i suoi scatti per le più prestigiose riviste di moda di tutto il mondo, da Vogue a Harper’s Bazaar, e realizzato le campagne pubblicitarie per i più grandi brand. 
La mostra nasce dagli scatti realizzati nel 2008, ritratto di 28 stilisti e 28 scatti di una delle loro creazioni, usando come set monumenti, angoli e scorci di Milano che finisce così per diventare la co-protagonista del racconto in immagini.
Ed è proprio lo SpazioBigSantaMarta che durante la Milano Fashion Week ha riportato alla luce gli scatti, 14 momenti in cui la città si fonde in modo indissolubile con le creazioni sartoriali che l’hanno portata ad essere la capitale del pret a porter.
"Ed è in questo momento storico, uno dei momenti più bui e incerti della nostra città e del suo sistema economico e sociale che questi scatti ritrovano la luce, immagini che evocano un nuovo rinascimento, una fenice che rinasce dalle sue ceneri, così le immagini del 2008 ritornano vive nel 2021, simbolo di nuova rinascita" affermano gli organizzatori. 
IL PERCORSO
Lo scatto che funge da copertina alla mostra nasce in una delle fucine delle creatività milanese da secoli, l’Accademia di Brera, il grandioso polo culturale voluto nella seconda metà del ‘700 dall’Imperatrice Maria Teresa per “sottrarre l’insegnamento delle Belle Arti ad artigiani ed artisti privati, per sottoporlo alla pubblica sorveglianza e al pubblico giudizio”. Ed è proprio qui che una lunga fila di cavalletti e sgabelli da scultura accolgono dipinti, sculture e tra loro, una modella, con un abito di Alberta Ferretti, si erge moderna opera d’arte tra le opere, emblema della moda che diventa forma d’arte e come l’arte costante connubio tra realtà e ricerca delle bellezza più pura.
Inizia da qui un percorso che coinvolge stilisti e attimi di una Milano, sempre così in movimento e in fondo sempre fedele a sé stessa; scatti in cui la città e la moda dialogano tra loro nei vari contesti cittadini. Vengono così rappresentate le sfumature tra i grigi e gli azzurri di Giorgio Armani, in cui l’abito indossato fonde le sue nuance con il contesto moderno e puro del palazzo sede degli uffici della maison in via Bergognone o la creazione nei toni del verde di Antonio Marras, dove i naturali ricami, creati da sapienti mani dell’artigianalità sarda, dialogano con la meneghinità del tram che accoglie la modella nel deposito della storica ATM.
Grande impatto è riservato alla creazione di Valentino, una meravigliosa sirena in rosso; una creatura che diventa il tredicesimo apostolo nell’affresco dell’Ultima Cena di Leonardo in Santa Maria della Grazie, dove il famigerato rosso Valentino dialoga con la veste del Cristo al centro della scena; o l’abito bustier in raso creato da Domenico Dolce e Stefano Gabbana e indossato da una statuaria modella che tra le colonne di San Lorenzo, diventa anche lei colonna tra le colonne, un lungo filo bordeaux tra la greca Sicilia, terra di Domenico, e la Milano romana, città di Stefano.
E ‘un’atmosfera anni ’20 quella creata da Guccione per l’abito di Blumarine, un abito sottoveste ricoperto di paiettes e cristalli, portato nelle eleganti serate al teatro alla Scala, dove tra velluti e stucchi dorati le epoche si confondono e Milano appare sempre nel suo splendore; e da un Piermarini all’altro ritroviamo lo stesso splendore nel monumentale scalone di Palazzo Reale, splendore che solo un abito di Alta moda di Gianfranco Ferré poteva accentuale, una variazione tra il blu elettrico e il giallo line che, ricoperti da un’anima in pregiato pizzo nero, contrastano con il freddo marmo delle balaustre.
E’ invece un nodo di colore che accoglie la creazione in black and white di Rossella Jardini per Moschino, ma non è un nodo qualunque, è infatti uno dei simboli della Milano contemporanea e allo stesso tempo elemento cardine e basilare della moda e della Milano della moda, il gigantesco “Ago, filo e nodo”, omaggio alla laboriosità milanese che accoglie i lavoratori che arrivano nella stazione di Piazza Cadorna, come l’altra “porta” di accesso alla città, la Stazione Centrale dove ,tra le sue colonne e le sue scalinate, appare un lunghissimo abito nero di Trussardi , abito talmente lungo da non vederne la fine, come immaginari binari che proprio da li partono collegando Milano con il resto d’Italia e d’Europa.