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VCO- 05-09-2021-- Riceviamo e pubblichiamo alcune considerazioni del nostro blogger Gianpaolo Fabbri su chi dovrebbe occuparsi dei sentieri di montagna:

 

"Durante le tante escursioni nella vicina Svizzera ho sempre osservato con piacere elvetico e dispiacere italico i tanti sentieri, direi quasi tutti, puliti e ben segnati.

 

Durante le tante escursioni in patria osservo, invece, sempre meno sentieri puliti e ben segnati. A volte i nostri esistono solo sulle cartine, oppure ci sono, ma non sulle cartine. Ce la possiamo fare anche noi? Questo è il problema. Tre esempi recenti.

 

Il primo è lo splendido sentiero per l'anello del Passo del Tignaga, Valle Anzasca, recuperato nel 2020 da grandiosi volontari. Si sa che i volontari sono la parte migliore dell'Italia, in ogni settore, ma non si può sempre contare solo su di loro. Il secondo è il sentiero, molto frequentato, fra Cisore e Monteossolano. Per la prima volta l'ho trovato “male”, cioè con i muri del primo tratto ripido che stanno crollando e con le erbacce che avanzano, per non parlare del sentiero “Pino Cattaneo” che di qui si diparte per scendere a Barro. Il terzo è il bellissimo tratto di mulattiera nella pineta fra Vallesone e Lusentino che da quasi due anni non è più percorribile per una tempesta che fece strage di alberi.

 

Questi sentieri molto frequentati attirano, o meglio attiravano, da sempre escursionisti, per il bene dell'immagine e delle casse del nostro territorio. E sono in fase di deperimento continuo anche tratti di sentiero che fanno parte della famosa GTA (Grande Traversata delle Alpi). Chi se ne deve occupare, oltre agli eroici volontari? Il legittimo proprietario dei sentieri è lo Stato e non saprei se il compito spetterebbe a comuni, province o regioni.

 

Ma c'è anche il prestigioso Club Alpino Italiano che vanta la propria rete sentieristica come una “delle più ampie d'Europa”. E il regolamento generale del CAI stabilisce che il sodalizio faciliti “la diffusione della frequentazione della montagna e delle escursioni, anche in forma collettiva, costruendo e mantenendo in efficienza strutture ricettive e sentieri”, mentre per la legge il CAI deve provvedere “al tracciamento, alla realizzazione e alla manutenzione di sentieri, opere alpine e attrezzature alpinistiche”.

 

Io sono da oltre sessant'anni uno degli oltre trecentomila soci del CAI e sarei ben lieto, per esempio, di leggere una rivista mensile meno lussuosa e costosa, ma di camminare su sentieri puliti, segnati e indicati correttamente sulle cartine, anche del CAI.

 

Gianpaolo Fabbri