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ferro battuto chiesa collegiata

DOMODOSSOLA - 21-06-2021-- Sulle finestre della Collegiata dei santi Gervaso e Protaso nuove inferriate a motivi floreali degne di un monumento nazionale, quale appunto è la cattedrale domese.

Sono opere d'arte nel loro genere, le quattro nuove inferriate di tre metri per due (circa) realizzate con le tecniche senza tempo del ferro battuto, un pezzo per volta, partendo da una barra di sei metri passata con sapienza sulla forgia e poi picchiata a martello, colpo su colpo, da un artigiano dalle mani d'oro e dalle capacità straordinarie: Piero Zanetti.

Dei suoi quasi 80 anni, l'artigiano ossolano ne ha trascorsi almeno 60 nelle vesti di fabbro, realizzando in questi decenni tanti lavori di rilievo per edifici pubblici e privati: "Mai però di questa importanza" precisa il figlio Walter, anche lui del mestiere. C'è un giusto orgoglio nel raccontare di questo lavoro eseguito per la principale chiesa domese: "Non c'è un solo pezzo 'preconfezionato' come purtroppo oggi tanto spesso di usa - spiega Walter Zanetti - tutto è stato rigorosamente forgiato e battuto a mano da mio padre come si faceva una volta, come si è sempre fatto. Io credo che gli artigiani come lui siano un patrimonio, il vero patrimonio dell'umanità che l'Unesco dovrebbe proteggere - aggiunge - anche perchè scomparsi questi ultimi maestri anche la loro arte scomnparirà".

Gli alti costi della mano d'opera uniti alla facile reperibilità sul mercato di prodotti industriali per ogni gusto ed esigenza fanno sì che di questi lavori vi sia sempre minore richiesta, dove ormai si ricorre all'artigiano-artista sono per edifici di particolare pregio. Per realizzare le quattro inferriate della Collegiata domese, Piero Zanetti ha impiegato circa un paio di mesi di lavoro, che sono tanto per gli standard contemporanei. Eppure su quelle finestre vi è una certezza: rimarranno nei secoli, intatte per le prossime generazioni: "L'ho detto anche a mia figlia che ha nove anni. 'Guardale e ricordati che le ha fatte tuo nonno' - conclude Walter -. Perchè noi passeremo ma quelle resteranno lì per sempre".


Antonella Durazzo