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v cattaneo

VERBANIA - 27-04-2021 -- Preoccupazione e amarezza sono i sentimenti che accompagnano i primi giorni di zona gialla degli operatori turistici del Verbano. Sentimenti raccolti da Valerio Cattaneo, ex deputato, già presidente del Consiglio regionale del Piemonte ma, soprattutto, albergatore di terza generazione che gestisce due hotel tra Ghiffa e Verbania e un’attività di noleggio turistico. “La situazione è grave, molto più che un anno fa, perché allora eravamo impreparati, ora ci siamo preparati male” - dice.

Il riferimento è alle ultime norme sulle riaperture. “Anche, perché ci sono incongruenze e madornali errori che stanno arrecando danni gravissimi. Ma è doverosa una premessa. Dopo la prima ondata ci è stato detto che servivano più posti di terapia intensiva ma non sono stati creati; più pullman per il trasporto scolastico ma non ne è arrivato neanche uno; più classi per evitare la didattica a distanza ma sono stati comprati i banchi a rotelle che ammuffiscono nei magazzini. Siamo arrivati impreparati”.

Questo accadeva un anno fa. Ma ora? “La scorsa estate eravamo tutti nella stessa situazione, ora stiamo peggio. Nella corsa agli annunci e a svelare i provvedimenti in discussione, chi ci governa ha fatto passare un messaggio gravissimo: che in Italia ci sarà il coprifuoco fino al 31 luglio. Il risultato è che le prenotazioni che iniziavano ad arrivare sono crollate e stanno arrivando le disdette. Se c’è il coprifuoco, perché un turista straniero dovrebbe venire in vacanza in Italia? Meglio la Grecia o la Spagna, che certe cose non solo non le dicono, ma nemmeno le pensano. E cercano di accaparrarsi i clienti. L’Italia gli sta dando una mano. Il danno è grave perché le vacanze si programmano adesso, non tra due mesi”.

L’obiezione a queste critiche è la tutela della salute. “E ci mancherebbe... Abbiamo fatto tutti sacrifici l’anno scorso, soprattutto nel nostro settore e soprattutto imprenditori e professionisti, che non sono soggetti tutelati. Ma ormai è evidente che con il Covid si deve convivere e che la medicina più semplice da somministrare, le chiusure, oltre a non far guarire, danneggia l’economia e rischia di provocare una crisi irreversibile. Non lo dico io, basta guardare l’insofferenza generale. La gente non è stanca per capriccio, ma perché è in difficoltà, è preoccupata e ha paura del futuro più che di ammalarsi”.

Da albergatore, Cattaneo critica le misure adottate per la ripartenza. “Prese a tavolino da burocrati o politici lontani dalla realtà, soprattutto da quella imprenditoriale, da chi non ha idea di come si gestiscono un bar, un ristorante o un albergo. Certe decisioni, sul piano tecnico, potevano essere condivise con i rappresentanti di categoria”.

In concreto, che cosa non funziona? “Aprire solo all’esterno dei locali è una sciocchezza. Nel nord Italia fa freddo e maggio è un mese piovoso. E, poi, non tutti hanno la possibilità di allargarsi verso la strada. Chi non ha spazio che fa? Guarda gli altri lavorare e chiude? Già c’è la concorrenza delle stazioni di servizio, le uniche rimaste sempre aperte, diventate la meta dell’aperitivo o del pranzo...”.

Per il Vco pesa anche il rapporto con la Svizzera. “Dove le chiusure sono state limitate e s’è cercato di tutelare il turismo, pur con un quadro pandemico del tutto simile al nostro, forse anche peggiore. Quotidianamente, e dico per fortuna, ci sono migliaia di connazionali che lavorano oltreconfine, anche nel turismo. Mi sembra assurdo che gli svizzeri al confine non possano venire a pranzare o cenare da noi, nel rispetto di tutte le norme”.

Quali sono le proposte concrete? “Bisognava essere rigidi con le regole (mascherina, igienizzazione, menù, tracciamento…), fare controlli serrati, sanzionare se necessario, ma dare la possibilità a tutti di lavorare. È più pericoloso metterne 100 persone sotto un portico da 200 metri quadrati o 50 in una sala chiusa da 150. Per recuperare servono messaggi chiari e distensivi al mercato turistico. Per esempio vaccinando gli operatori di alberghi e ristoranti. Sarebbe una garanzia per il cliente e un segnale di fiducia”.

C’è qualche nota positiva? “Per il Verbano sì ed è il progetto del light bridge portato avanti dall’amico e collega Antonio Zacchera. È un’idea innovativa, originale e accattivante, quello che serve per attrarre i turisti, come servirebbe la fontana danzante a Pallanza. È bastato un annuncio in chiave locale per attirare l’attenzione di media nazionali e internazionali. Mi auguro che le istituzioni diano il supporto finanziario e che si possa partire presto. Sono un fautore convinto e, come me, ho raccolto l’entusiasmo di tanti colleghi, anche di Verbania e dell’alto Verbano”.