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fabbri pizzetto inverno

 

ALTO PIEMONTE- 03-01-2021- Questa settimana Gianpaolo Fabbri ci racconta di una gita al Pizzetto, in valle Anzasca, del febbraio 2014:

PREMESSA. Quando iniziai a praticare lo sci alpinismo, ad inizio anni ottanta, la stagione cominciava a marzo e proseguiva, a seconda dell’innevamento, fino ad inizio estate. La neve era già “trasformata” ed assestata. Si trovavano spesso condizioni ottimali e sicure. Al giorno d’oggi l’esplosione di questo sport e le attrezzature sempre più “tecniche” fanno sì che s’inizino le uscite con le pelli già alla prima neve. Il rischio è di trovarsi spesso in condizioni di minor sicurezza sui percorsi sci-alpinistici classici e di incontrare più difficilmente neve “sciabile”. Per questo la gita di seguito descritta, pur sicura per l’ambiente in cui si svolge, non ci ha regalato una bella discesa.

IL PIZZETTO

FEBBRAIO 2014

Dislivello: 950 m. Tempo di salita: 3 h. Tempo totale: 5 h 15’

Il Pizzetto è una meta stupenda, sia d’estate che d’inverno. Inoltre, non presenta pericoli neppure in periodi di grande innevamento e di elevato rischio valanghe. Si svolge interamente nel bosco, su una bellissima dorsale che separa valle Anzasca e valle Olocchia. Va bene per ciaspolatori e sciatori. Lo sviluppo è notevole rispetto al dislivello e l’escursione, pur lunga, non è particolarmente faticosa. Naturalmente, in inverno, richiede un buon allenamento, soprattutto per gli sciatori, perché la discesa può essere più faticosa della salita. Oggi il tempo è stupendo, finalmente! Siamo in undici: cinque con sci e sei con ciaspole.

Da Bannio imbocchiamo la strada per l’alpe Soi e posteggiamo all’altezza dell’alpe La Piana, quota 908. Seguiamo il tracciato innevato della strada che conduce all’alpe Balm Cima. Su uno stretto sentiero (primo vantaggio per i ciaspolatori!) superiamo le case e incontriamo la zona degli impianti, da tempo dismessi, del Provaccio. Provo sempre una fitta di nostalgia pensando a quando qui si sciava, mentre ora i rottami di seggiovia e skilift danno all’ambiente stupendo una vena di antiestetica tristezza. Si risale la vecchia pista di discesa e, abbandonati i rottami, si entra nel bellissimo bosco di abeti, raggiungendo l’alpe Loro, quota 1333, dopo un’ora e un quarto dalla partenza. Si comincia a godere dello stupendo panorama circostante, reso ancor più affascinante dall’innevamento eccezionale e dall’eterna e maestosa parete est del Monte Rosa. Proseguendo in direzione sud ovest si sale dolcemente e si superano gli alpeggi di Rausa di Bannio, 1367, e Rausa di San Carlo, 1486, arrivando a Villa Samonini, 1638.

Sempre nello splendido bosco ci si porta gradualmente a sinistra, guadagnando, con salita un po’ più ripida e faticosa per mancanza di traccia, la cresta che, con leggeri saliscendi, conduce in vetta al Pizzetto, quota 1879, dopo 3 ore dalla partenza. Per fortuna uno degli anziani, abituato alla fatica dalla sua attività di maestro e accompagnatore, si fa carico quasi da solo della battitura di pista. Panorama mozzafiato, tanta neve, tante foto. Sembra di essere in un altro mondo, a due passi dal paradiso, anche se la quota è modesta e le nebbie della pianura sono a pochi chilometri da noi. Di ritorno a Villa Samonini ci concediamo una lunga pausa pranzo, sistemati in qualche modo sulla neve, che sommerge quasi completamente le baite più basse. In discesa troviamo neve di ogni tipo, a seconda del tipo di pendio, dell’esposizione, della quota: gelata, crostosa, molle, ecc …

Per i ciaspolatori si tratta di ordinaria amministrazione e si godono tranquillamente, senza aver pagato il biglietto, lo spettacolo pirotecnico della gara di tuffi nella neve offerto dai poveri sciatori. Di solito con gli sci si torna a valle molto prima, ma oggi si arriva quasi insieme e le gambe degli sciatori tremano molto di più di quelle dei saggi con le ciaspole.

Gianpaolo Fabbri

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