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ALTO PIEMONTE_ 01-11-2020-- Gianpaolo Fabbri ci racconta

la salita al Galehorn effettuata la scorsa estate:

PREMESSA.  La salita al Galehorn, sia d’estate che d’inverno, è già stata raccontata. Quella estiva in condizioni meteorologiche diverse e su percorso diverso da quello qui descritto. Meta classica in inverno, un po’ meno in estate, abbina sempre la giusta dose di fatica al piacere di muoversi in ambiente bellissimo, sotto il controllo dell’esercito confederato che ne ha fatto un grande poligono di tiro.

Dislivello: 1050 m. Tempo salita: 3 h. Sviluppo: 11 km.

In una giornata per ora nuvolosa due signore, di cui una quasi esordiente, e otto pensionati collaudati parcheggiano a Engiloch, 1769, pochi chilometri prima del Passo del Sempione. La ormai famosa galleria di Paglino, attraversata prima di espatriare, già nota anche all’estero, resta sulla carta, chiusa in qualche importante cassetto degli uffici ANAS a Roma. Anche “Striscia la Notizia” non è più interessata alla tragicomica vicenda. Passando non ci facciamo più caso. L’attrezzatura da pioggia è ormai obbligatoria, salvo casi comprovati di altissima pressione atmosferica. Oggi il caldo non farà danni e, ad un certo punto, lo rimpiangeremo. S

cendiamo ad attraversare il torrente e passiamo sulla sponda destra. Risaliamo alle baite di Chlusmatte e proseguiamo la morbida salita lungo il sentiero evidente e ben segnato, in mezzo al verde di rododendri e piccoli larici. Il passo tranquillo che devo tenere per sostituire degnamente la guida titolare mi dà tempo di pensare che qui, in inverno, con sci, zaino più pesante e neve spesso gelata, il pendio sembra molto più ripido. Raggiungiamo il primo ampio pianoro e ci troviamo di fronte la bellissima cascata che nasce dai laghi di Sirwolte. Lo strappo successivo, con l’aiuto ad un certo punto di alcuni gradini di ferro, conduce al disopra della cascata. Camminiamo da quasi un’ora e mezza.

Ci concediamo una breve pausa e ripartiamo verso destra, attraversiamo il torrentello ed iniziamo a salire. Più in alto lasciamo alla nostra sinistra il lago più grande e più degno di tal nome. Gli altri due, ormai laghi solo sulle cartine, sono più in basso. A qualche sprazzo di sole si alterna la nebbia, anche abbastanza fitta, ma siamo ancora asciutti. Passiamo oltre un laghetto alla nostra destra e raggiungiamo il Passo di Sirwolte, 2621, dopo un’ora e un quarto. Solo con l’aiuto della buona conoscenza della zona, non certo della visibilità, torniamo verso oriente ed andiamo a prendere il sentiero che si trova sulla dorsale rivolta verso la Ritzitälli (che scende verso Engiloch). Prima ripido, poi in più dolce pendenza, questo ci porta in cima al Galehorn, 2797, in venti minuti. Il grande ripetitore di vetta è l’unica cosa che si intravvede.

Il famoso panorama resta nei ricordi e, in queste condizioni, decadono le consuete velleità di un giro ad anello. Ci rituffiamo nella nebbia e seguiamo in discesa il percorso di salita. Più in basso la foschia fa spazio ad un forte acquazzone, per fortuna di breve durata. Dopo un’ora e mezza di umida discesa arriviamo, insieme al sole, al pianoro sotto la cascata. In riva al torrente ci rifocilliamo asciugandoci tranquillamente. I kit anti-pioggia, per colpa del vento, non ci hanno dato un grande aiuto. Con tutta calma rientriamo in patria mentre sole e pioggia continuano a litigare.

Gianpaolo Fabbri

 

 

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