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lago andromia fabbri

CREVOLADOSSOLA- 30-08-2020-- In questa escursione Gianpaolo Fabbri

ci accompagna al Lago d'Andromia.

Premessa. Seconda uscita importante dopo il lockdown. In pochi, mascherati, distanziati, due per auto con il passeggero sul sedile posteriore; ed è l’unico aspetto positivo, almeno per chi non guida. All’autista è riservato solo il privilegio di scegliere il nome d’arte fra il classico “Battista” e il più dolce “Ambrogio”, come ai tempi dei Ferrero Rocher. La salita al Lago d’Andromia è sì lunga, ma, a mio avviso, non particolarmente faticosa. Al primo tratto, diretto e abbastanza ripido fino all’Alpe Fuori, segue la seconda parte dell’escursione molto più morbida e riposante, su sentiero o su pista agro-silvo-pastorale fino a pochi minuti dal lago, all’Alpe Andromia.

GITA N. 12 - O 24

LAGO D'ANDROMIA

21 MAGGIO 2020

Dislivello: 1100 + 100 m. Tempo totale: 6 h.

In una bella giornata di fine primavera tre anzianotti ed un giovane neopensionato si ritrovano a fondovalle e proseguono, con il lusso di due auto, verso Canei, frazione alta di Crevoladossola, sopra Preglia. Durante questo avvicinamento i due giovani tentano di raggiungere la stazione ferroviaria di Preglia, sperando vanamente di trovare un treno locale per l’Alpe Andromia. Da Canei si prosegue sulla strada ripida e tortuosa fino a Onzo e si parcheggia prima della sbarra che nega l’accesso ai cittadini di serie B, a quota 850 circa. Il sentiero ripido e ben segnato taglia spesso la strada. Camminiamo fortunatamente in ombra e, in meno di due ore, arriviamo alla bellissima spianata dell’Alpe Fuori, 1533. Una pausa tranquilla di foto e contemplazione. Gustiamo finalmente il ritorno con i nostri amici sulle nostre montagne: è una sensazione che “si respira” a pieni polmoni, Covid permettendo.

Attraversiamo i prati ed entriamo nel bosco su un sentiero evidente in dolce salita. Alla nostra sinistra il pendio precipita verso la valle dell’ex torrente Deseno, quasi sempre asciutto quando lo si attraversa sul ponte fra Mocogna e Caddo, cioè fra Domodossola e Crevoladossola. Anche lì pare che l’acqua sia fagocitata, per strada, da una centralina idroelettrica. Arriviamo alla bellissima Alpe Dentro, 1702, e ci permettiamo anche qui una breve sosta. Alla nostra destra, leggermente più in alto, corre la pista agro-silvo-pastorale che sale all’Alpe d’Andromia, 1887. Noi restiamo sul sentiero e, lasciando alla nostra sinistra l’alpe, raggiungiamo dopo un’ora e un quarto il lago, 1937. E’ uno dei più belli del nostro territorio, dominato dal Pizzo Albiona.

Lungo il torrentello che lo alimenta ci rifocilliamo in allegria, riempiendo dei consueti elogi l’anziano del gruppo, che da mesi non riuscivamo ad infamare. Come ormai da anni, anche oggi è in convalescenza. Non si sarebbe detto salendo. Il periplo del lago è la nostra passeggiata digestiva, seguita dalla discesa diretta all’alpe, raggiunta anche da bici elettriche e fuori-strada. Sempre tranquilli, lungo la pista, torniamo all’Alpe Fuori ed imbocchiamo il ripido sentiero del mattino, ormai nel bosco. Uno dei tanti incroci con la strada ci riesce fatale. Non vedendo il segno evidente pochi metri più in basso, imbocchiamo una traccia che più sotto si perde. Ci abbassiamo di oltre cento metri alla ricerca del sentiero senza risultati. Chi riconosce l’errore risale fino alla strada e ritrova il sentiero giusto.

Tanto di dislivello in salita ne abbiamo fatto poco! Un indigeno testardo e convinto di conoscere ogni albero di questo bosco continua a scendere fino a che non trova il “vuoto”. Dopo un po’ ritorna sui suoi passi, sempre convinto di non avere sbagliato. Questo diversivo ci costa quasi un’ora. Torniamo quindi alle auto dissertando sul nord e sul sud, sull’età e sui riflessi appannati, ma senza la soddisfazione di un dovuto “mea culpa”.

Gianpaolo Fabbri

 

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