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PIACENZA- 06-11-2019- “La soddisfazione e inspiegabile,

ho pianto per una giornata intera quando me lo hanno detto”, Giorgio Bartolucci, 40 anni, chef da una vita, e da generazioni, è il primo ossolano “stellato”.  Il suo ristorante Atelier presso l'Hotel Eurossola ha infatti incassato sulla Guida Michelin 2020 una stella. L'ufficialità per la “star revelation” è avvenuta a Piacenza stamane, quando la bibbia dell'enogastronomia mondiale ha svelato i suoi giudizi a colpi di stelle che accompagneranno i gourmet di tutto il mondo per il nuovo anno. Per l'Ossola intera questo riconoscimento è un grande colpo, che sancisce l'elevazione ormai internazionale della ristorazione locale, che in questi anni è cresciuta anche grazie alle politiche di valorizzazione dei prodotti tipici, formaggi, vini, patate, pane, mieli, prosciutti... ed una sempre maggiore professionalità di imprenditori, chef e maitre. Un riconoscimento che non mancherà di essere da volano per l'economia, attirando nuovi visitatori, e magari stimolando nuove generazioni di ristoratori di cui c'è bisogno: “Sono entrato in cucina in prima superiore- racconta Giorgio Bartolucci. Al Majestic di Pallanza ho fatto il primo stage. Dopo il diploma ho girato le cucine dei migliori ristoranti, dalle Dolomiti  alla costa Smeralda, all'estero in Francia, in Svizzera a Saint Moritz, ai Caraibi a Saint Barth, poi di nuovo in Italia, a Portofino per ben quattro anni, poi il Piccolo Lago a Mergozzo, il Regina Palace di Stresa, ed ora sono sette anni che mi sono fermato, anche grazie alla stabilità che mi da mia moglie Katia, che mi ha sempre supportato (lavora in sala nel ristorante Atelier ndr). Il nostro lavoro e difficoltoso, bisogna sostenersi”. Quella dei Bartolucci a Domodossola è una tradizione familiare, il padre Sergio dopo avere gestito per anni la trattoria Moncalvese aveva rilevato l'ex Hotel Spinoglio, e negli anni '80 è stato il promotore di un'elevazione della cultura enogastronomica locale, creando piatti entrati nella storia come gli gnocchi all'ossolana: “Quando era ora che mio padre andasse in pensione- spiega Giorgio -mia sorella Elisabetta ha venduto l'albergo che aveva sul lago Maggiore ed è venuta a lavorare con noi. Siamo subentrati a nostro padre, era un momento particolare per il nostro ristorante e l'albergo. Prima abbiamo rifatto tutte le camere, e poi finalmente il ristorante come lo volevo io, con la cucina più grande della sala! Un bistrot, a mezzogiorno informale, mentre alla sera ci dedichiamo al mille per mille al cliente, con un percorso che parte col nostro pane e grissini fatti in casa aspettando la scelta dei piatti, e si chiude con  la piccola pasticceria. Tutti è fatto da noi”.  Il sogno di ogni chef è quello di ricevere il riconoscimento della Guida Michelin, un impegno ed un'attesa a volte di anni che può non concludersi mai: “Avevo il dubbio di non arrivarci- conferma Giorgio Bartolucci- ma se vivi solo per quello ti ammali, quindi mi sono ripromesso innanzi tutto di far conoscere la mia cucina, ed indipendentemente dal fatto che sopra ci fossero le camere, in Italia ci sono pregiudizi verso i ristoranti degli alberghi che all'estero non ci sono... Poi piano piano, scindendo il ristorante dal bistrot, è venuta fuori la mia cucina, che sempre segue il prodotto locale ma abbinandolo alle mie conoscenze internazionali. Un mélange di cucina tra mondo e territorio. Mi piace lavorare coi prodotti locali. Ma per avere un ristorante di livello servono anche altri prodotti... il caviale, le capesante, il progetto deve sempre essere di alta qualità. Ci ho creduto da subito. Quando siamo partiti è stata dura, non avevano un bacino di clienti, mancava lo chef.  Se dai professionalità, rispetto e qualità lavorerai sempre. La gente, anche di questi tempi, è disposta a spendere, ma nel modo giusto. Quando siamo partiti con questo progetto eravamo in sette a lavorare, ed adesso siamo in quindici. È aumentato molto il bacino dei clienti. Sono sempre moltissimi della nostra zona, e questo mi inorgoglisce perché vanno nel ristorante dell' albergo, lo ritengo il mio successo più grande. In molti vengono da via per mangiare da noi”. In questi anni chef Giorgio Bartolucci ha partecipato in giro per l'Italia a molte iniziative in sinergia con chef stellati, chef Antonino Canavacciulo lo aveva scelto come migliore promessa: “Mi hanno visitato al ristorante tanti giornalisti del settore e gli ispettori della Michelin- spiega Giorgio Bartolucci- ma fino a quando non ti arriva la chiamata non sai mai...quando mi ha avvisato il direttore della Guida non riuscivo a parlare, poi gli ho detto “adesso posso iniziare a piangere?”. Per la nostra terra questo riconoscimento non porterà che bene, porterà turismo economico. E’ sempre un traino, gli esempi positivi portano a fare sempre meglio. Possono iniziare tante collaborazioni. L' Ossola ha fatto molto a livello di territorio, e di prodotti per la ristorazione, è giusto che arrivasse anche qui una stella Michelin.  Per riuscire in questo lavoro non bisogna mollare mai, ed affrontare i problemi. Io ci riesco grazie alla mia squadra ed alla passione. Starei tutto il giorno in cucina”. Domo si appresta così a celebrare il primo “stellato”, magari con una riconoscimento ufficiale: “Mi piacerebbe organizzare una festa per tutta Domo- spiega Bartolucci-per celebrare questo evento, che non è solo mio ma di tutta la città. Una città che continua a crescere, se Domo è così bella anche noi ristoratori facciamo bene, perchè si porta gente. Ora il cliente si ferma due o tre giorni anche in albergo, ogni miglioramento che facciamo in più porta gente in più, il turismo è molto aumentato”. Non si conoscono ancora le motivazioni degli ispettori Michelin per la concessione della stella, che è un insieme all'abilità dello chef, alla squadra che lo sostiene, alla location, al menù, al prezzo... chef Giorgio Bartolucci però pensa ad alcune sue creazioni che possano avere fatto la differenza: “Il piatto che più mi identifica, anche se ce ne sono tanti,  è forse l'arancino di polenta col gorgonzola di Anzola. L'avevo portato ad Expo a Milano, e mi aveva dato tanta visibilità. Il traguardo forse l’ho tagliato grazie alle lumache con erbe di montagna con burro dalpeggio. La lumaca viene “cotta all' ossolana”, (con noci prezzemolo ed aglio ndr.) ed adagiata su una spuma di patate di Beura ed aglio nero, che ricorda la liquirizia”. Ora non resta che assaggiarlo!