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parco terme crodo

CRODO- 17-07-2019- Il nucleo premevo del parco

fu costruito negli anni 30, sulle spoglie di un precedente giardino termale di proprietà della signorile famiglia Del Boca. Più tardi la fonte con le sue pertinenze venne ceduta da questi a Piero Ginocchi, industriale parmense dal formidabile intuito commerciale che nel secondo dopoguerra diede impulso alle attività termali avviate sul suolo crodese, culminate nel 1964 con la commercializzazione del Crodino, diventato aperitivo analcolico di fama mondiale e la realizzazione del parco termale per la mescita delle acque. Questi parchi un tempo erano luoghi, la cui esistenza, non poteva prescindere dalle vicine industrie di imbottigliamento, non solo a Crodo, ma in tutta Italia. Tale parco ebbe vita felice almeno sino alla seconda metà degli anni 80, malgrado sin dal 1982 Ginocchi aveva ceduto industria e proprietà annesse all’olandese Bols, che mantenne fede alla consegna di conservare il parco delle terme, rendendolo fruibile e curato. Ma nel 1987 la terribile frana staccatasi dalla montagna posta sull’opposto versante orografico a seguito di una terribile alluvione, fece tracimare il Fiume Toce, che scorre parallelo al giardino, cancellandone buona parte, in particolare la splendida fontana a getti posta sul lato nord.

A seguito di questo accadimento la parte settentrionale venne abbandonata e chiusa per diverso tempo, a seguito di un maldestro rifacimento, voluto da Bols che impiegò le risorse ottenute dal fondo di solidarietà nazionale. Nel 1992 con l’arrivo di Campari SPA sul suolo crodese , in molti si era accesa la speranza di una riqualificazione dell’area. Ma Campari non ha mai voluto occuparsi del Parco termale, così come ha mostrato sin da subito un tiepido interesse per le fonti e per le bibite raccolte sotto il marchio, a tutto vantaggio della produzione e commercializzazione del Crodino. Su questa bevanda il gruppo ha puntato massicciamente attraverso cospicui investimenti pubblicitari, che certamente hanno dato i loro frutti, infatti malgrado la concorrenza, il Crodino è, e rimane, l’analcolico biondo universalmente conosciuto. Tale campagna è culminata con gli spot che vedevano come protagonista un non simpatico scimmione, la cui scomparsa dai palinsesti a favore della simpatica star americana Owen Wilson è stata accolta dai crodesi con un profondo sospiro di sollievo.

Il Comune di Crodo raccolse allora l’eredità del Parco, ma con pochi fondi ed una superficie compromessa dall’alluvione poco potè fare, ma resistette e ogni estate il Parco, anche grazie al massiccio volontariato della popolazione, il parco rimase sempre aperto, consentendo ai pochi villeggianti ancora affezionati alle “acque miracolose” di proseguire la loro annuale cura idropinica.

Nel 1999 la Comunità Montana Antigorio Formazza fu oggetto di una riforma istituzionale voluta dalla regione Piemonte, ente di delega e d’indirizzo dell’Ente Montano, alla originaria compagine costituita dai 4 storici comuni della Valle (Baceno, Crodo, Formazza e Premia) si aggiunsero: Crevoladossola, Montecrestese, Trasquera e Varzo. A quel punto l’Amministrazione decise di cambiare sede, da ospiti del Comune di Premia, si passò ad una moderna e comoda sede ai bagni di Crodo, presso quelle che un tempo erano le case dei dirigenti delle Terme, presso lo stabile noto come “il Colonnato” che fa da anticamera al parco termale. L’arrivo della Comunità Montana, sommato a quello del Centro Vista del Parco Veglia Devero e successivamente del Museo delle Acque Minerali, ha fatto si che l’intero complesso subisse un parziale recupero. La Comunità Montana si assunse la gestione del verde e della mescita e cominciarono così 9 anni di successi e migliorie dopo un periodo, che malgrado gli sforzi di chi aveva tentato di porvi rimedio, si può definire buio per la cronica mancanza di risorse.

Quando la Regione decise per l’ultima riforma la Comunità venne aggregata con le restanti presenti in Ossola e la sede naturale divenne Domodossola. Il parco quindi passò nuovamente di mano e stavolta lo raccolse l’Unione dei Comuni ex Andifor, ora Alta Ossola, che si è fatta carico dell’apertura e della manutenzione ordinaria.

I Bagni di Crodo, in questi ultimi 10 anni, sono stati contrassegnati da un progressivo abbandono da parte di Campari, che non ha più provveduto nemmeno alla manutenzione della vecchia fabbrica, il degrado raggiunto dalla struttura era arrivato a proporzioni mai viste. Poi d’un tratto nell’estate 2017 è giunta la notizia della vendita del complesso industriale a Royal Unibrew, multinazionale di origine danese, i cui prodotti più noti sono le birre Ceres e Faxe. Questo gruppo tra la fine del 2018 e i primi mesi del 2019 ha provveduto alla ristrutturazione della parte esterna del vecchio stabilimento, con ripristino delle emergenze murarie e la tinteggiatura, ispirata ai colori originari ( giallo chiaro e grigio).

Ora a metà luglio è arrivata la notizia del mancato rinnovo della convenzione per la gestione del parco all’unione Alta Ossola, visto l’impegno dimostrato da Royal Unibrew con il ripristino del vecchio impianto c’è da sperare che l’annuncio di voler riqualificare il parco termale, dia frutti altrettanto sostanziosi. A Crodo e nel resto della Valle restano in fiduciosa attesa, nella speranza che la rinascita del parco origini altre soluzioni al deterioramento che in paese ha colpito duramente anche altre strutture.

Marilena Panziera

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